Area di Progetto: La natura ubiqua della cultura

Remote Pesaro

In “Remote Pesaro” un gruppo di 50 persone è coinvolta in un esperimento. Il gruppo passeggerà per la città indossando un paio di cuffie, guidato da una voce registrata. L’esperienza vuole portare a interrogarsi su come vengano prese le decisioni collettive. Come agisce l’essere umano quando è guidato da un algoritmo? Le cinquanta persone coinvolte si osservano a vicenda, prendono decisioni individuali eppure rimangono sempre parte di un gruppo. Lungo il percorso, registrazioni binaurali e musiche cinematografiche forniscono la colonna sonora del paesaggio urbano e il viaggio attraverso la città si trasforma sempre di più in un film collettivo. “Remote Pesaro” non si limita dunque ad essere uno spettacolo, ma solleva domande sull’intelligenza artificiale, l’uso dei big data e la nostra stessa prevedibilità, sfidando a riflettere sull’interazione con le tecnologie moderne e sulle relative conseguenze sulla nostra vita quotidiana.

Le valigie digitali

Le SIM card dei telefoni sono spesso l’unico oggetto che i migranti portano con sé durante il viaggio dal loro paese verso approdi incerti. Il contenuto digitale fatto di immagini, suoni, contatti, tracce di relazioni e l’unico bagaglio attraverso cui i migranti ricordano il proprio percorso, costruiscono le proprie aspettative e gestiscono il quotidiano.

Coordinato dalla fotografa Daniela Neri, con il compositore Giulio Aldinucci e l’antropologo Tommaso Sbriccoli, Le valigie digitali prevede un laboratorio e una mostra in cui si mettono in discussione le identità preconcette sui migranti prodotte dal discorso pubblico e dai massmedia dei paesi di accoglienza. Il progetto utilizza diversi linguaggi artistici – fotografia, video, scrittura, sound art – per sviluppare nuove prospettive su queste storie, ricostruendo insieme ai partecipanti – ovvero giovani del territorio e minori stranieri non accompagnati accolti sul territorio dalla Labirinto Cooperativa Sociale – immagini con cui possano riconoscersi e raccontarsi.

Novi bioskop: sguardi oltre l’Adriatico

Affondando le radici nello storico legame istituzionale tra i Comuni di Pesaro e di Novi Grad, quartiere di Sarajevo, la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro ospita nel 2024 un gruppo di giovani videomaker selezionati dal Sarajevo Film Festival che racconteranno la Mostra di Pesaro e la città che lo ospita nell’anno in cui è Capitale della Cultura. Al Sarajevo Film Festival sarà inoltre presentata una sezione del Pesaro Film Festival, dedicata al cinema di animazione, uno dei programmi più identitari della manifestazione e del territorio pesarese che vanta un’importante tradizione e tanti autori di valore internazionale nel campo dell’illustrazione e dell’animazione.

Spazio a tempo

Il progetto espositivo ideato per i Musei Civici di Palazzo Mosca presenta una raccolta di fotografie e video della serie site specific_ di Olivo Barbieri (Carpi, 1954). Noto per la sua analisi sull’iconografia della città contemporanea, Barbieri fa confluire nelle sue immagini un’indagine sullo spazio urbano e sull’architettura e una messa in discussione della nostra capacità di vedere e interpretare la realtà. site specific_ è un progetto decennale che ha visto l’artista sorvolare oltre quaranta città e megalopoli in tutto il mondo, da Roma a Shanghai, da Las Vegas a Siviglia, da Beijing a Los Angeles, da Brasilia a Tel Aviv. Grazie all’introduzione consapevole di alcuni errori fotografici, dal fuoco selettivo alla rielaborazione digitale, Barbieri ha inaugurato un nuovo modo di percepire la città. La mostra, a cura di Alessandro Dandini de Sylva, ci condurrà in un sorprendente viaggio attraverso la forma della città contemporanea e dentro il linguaggio fotografico al confine tra realtà, percezione e rappresentazione

BIOGRAFIA:
Olivo Barbieri (nato nel 1954 a Carpi, Emilia Romagna) è un artista italiano e fotografo di ambienti urbani. Vive e lavora a Milano 

E’ riconosciuto per la sue tecnica innovativa nella creazione di miniature fotografiche da paesaggi reali, simulando una bassa profondità di campo attraverso l’uso di lenti tilt-shift. La tecnica di Barbieri simulma la poca profondità di campito della fotografia macro inclinando l’angolo della lente sul piano posteriore della fotocamera, così creando una sfocatura graduale nei bordi parti superiori e inferiori o destro e sinistro della fotografia. La tecnica viene chiamata “fuoco selettivo” e l’effetto ottenuto è che l’immagine di una città reale sembra l’immagine di un plastico. 

Barbieri cominciò la sua carriera fotografica studiando al DAMS (Discipline delle Arti della Musica e dello Spettacolo) presso la facoltà di Arte e Umanistica dell’Università di Bologna. Dopo il 1971, il suo interesse per la fotografia crebbe e, inizialmente, focalizzò la sua ricerca sull’illuminazione artificiale. Nel 1978 espose il suo lavoro in diverse mostre in Italia e all’estero. Nel 1989 cominciò a viaggiare regolarmente in Estremo Oriente, particolarmente in Cina. 

Nel 1993, 1995 e 1997 Barbieri espose le sue opere alla Biennale di Venezia, oltre che in altre mostre a livello internazionale, e in gallerie e musei in Europa, Nord America e Cina. Nel 1996, il Museum Folkwang di Essen, Germania, dedicò una retrospettiva al suo lavoro, che fa parte di diverse collezioni di musei nel mondo. 

Nel 2003, Barbieri comincio il progetto Site Specific (foto e video) descrivendo città come quali Roma, Torino, Montreal, Amman, Las vegas, Shanghai, Siviglia, New York e altre