Area di Progetto: La natura imprevedibile della cultura

Dalle sculture nella città all’arte delle comunità

A oltre cinquant’anni dalla storica mostra di Arnaldo Pomodoro “Sculture nella città” (1971), organizzata dalla galleria Il Segnapassi, pietra miliare nel dibattito sull’arte nello spazio pubblico e tappa fondamentale per l’identità contemporanea di Pesaro, il curatore Marcello Smarrelli ricolloca la città al centro delle strategie culturali relative alla rigenerazione urbana. Attraverso dodici residenze di altrettanti artisti di diverse discipline e generazioni, ognuno affidato a un curatore o team curatoriale, verranno realizzate dodici opere d’arte site-specific nei quartieri della città, ideate attraverso percorsi di coprogettazione con i cittadini. Le nuove produzioni saranno accompagnate da un public program rivolto alla conoscenza dell’arte contemporanea e da una mostra al Centro Arti Visive Pescheria dedicata alla memoria critica delle installazioni di Pomodoro.

Mostra in collaborazione con: Fondazione Arnaldo Pomodoro
Mostra a cura di: Michele Giorgi e Carola Nava in collaborazione con Cornelia Mattiacci

Archivi ubiQUI

Massimo Dolcini volle che l’archivio delle sue opere fosse conservato all’Istituto Tecnico Economico Tecnologico Bramante-Genga, facendo sì che la sua arte diventasse quotidiana, familiare, utile, accessibile e vivibile dagli studenti. Archivi ubiQUI estende l’intuizione di Dolcini ad altri luoghi dell’operosità quotidiana quali uffici, fabbriche e altri istituti scolastici, elevando gli spazi del lavoro a realtà espositive e aprendoli a chi non li frequenta. L’attività lavorativa è così impreziosita, iniettata di ispirazioni, collegata alla sua storia. Allo stesso tempo, ai pesaresi si dischiudono spazi nuovi, decentrando l’idea del museo e di cosa voglia dire conoscere, amare e vivere il proprio patrimonio archivistico.

Vite sui muri

Oggi, Pesaro ospita una comunità di writers dallo stile riconosciuto in tutto il mondo. Artisti che inseriscono le loro opere negli spazi residuali della città. Vite sui muri consegna ai writers, esperti del segno contemporaneo, la responsabilità di riorientare lo spazio urbano lasciando emergere le figure marginali della vita culturale di Pesaro e del suo territorio.

Magazzini Rossini

Il progetto riporterà alla luce le scenografie, i costumi e gli elementi che hanno reso possibile la creazione di spettacoli lirici indimenticabili nel corso di oltre quarant’anni. Questo patrimonio storico, prima nascosto nei depositi, torna ora in vita sottoforma di intervento artistico diffuso nello spazio urbano.
Ciò che era un allestimento, come ad esempio la magnifica torta utilizzata nella scenografia dell’opera “Adina” nel 2018, ora diventa un’installazione accessibile ai visitatori, trasformandosi in una sorta di casa delle bambole in cui potersi addentrare. La scenografia offre ai visitatori la possibilità di immergersi in un mondo incantato, consentendo la rivalorizzazione di materiali precedentemente in disuso.

Gli elementi non vengono decontestualizzati, ma piuttosto prendono vita in uno spazio che diventa un autentico luogo di narrazione e fruizione pubblica. Le scenografie e i costumi del ROF (Rossini Opera Festival) saranno inoltre esposti in spazi dedicati e nei negozi del centro, offrendo a tutti la possibilità di ammirare e apprezzare la bellezza e la creatività che hanno reso possibile la realizzazione di 76 produzioni liriche straordinarie.

Fuori stagione: la riviera neobarocca

Alcuni hotel della riviera pesarese diventano l’ambientazione per fantastiche cantate settecentesche che ne valorizzano l’estetica postmoderna e la trasformano in nuovo motivo di attrazione. Attraverso performance ambientate negli hotel storici o significativi del pesarese, si aprono varchi da cui appaiono gli eroi barocchi: Tafelmusik a colazione in Luglio e quattro spettacoli in Ottobre, fuori stagione. Le rappresentazioni settecentesche acquisiranno una nuova dimensione di attrattiva per i turisti, suscitando l’interesse di visitatori desiderosi di immergersi nei luoghi, nella cultura e nell’arte.

La pelle sotto: decolonizzare Villa Marina

Riscopriamo Villa Marina!

La Colonia di Villa Marina è un patrimonio urbano dalla memoria complessa, che questo progetto tenta di riportare in superficie. Una fotografia installata su una parete della colonia invita i cittadini e chi frequenta le spiagge dell’area ad acquisire consapevolezza sull’originaria e problematica finalità dell’istituzione-edificio coloniale. 

Il fine di Villa Marina, durante il Ventennio fascista, era infatti di costruire una “stirpe italica”, rafforzando la “salute dei corpi” con la terapia del sole per preparare i giovani a colonizzare altre popolazioni nel continente africano. 

Oltre all’installazione, una mostra fotografica diffusa sul circuito delle affissioni urbane, composta da fotografie d’autore e materiali di privati cittadini, porta a fare i conti con la percezione di questo edificio emblematico e quindi con il problema ancora urgente del razzismo. La mostra diffusa sarà introdotta da un incontro incentrato sui principali temi e concetti che hanno costituito il fulcro del progetto e avrà l’obiettivo di preparare la comunità ai contenuti dell’evento espositivo in città.